Jè meggh’ a cambè

  Siamo nell’anno 1973, l’inflazione ha raggiunto livelli di guardia. Non si trova più moneta spicciola, si stampano i “Mini assegni”. Corruzione, droga e malcostume si insinua­no nella nostra società, il disagio e l’incapacità di adat­tarsi a questa nuova realtà, spingono il poeta a desidera­re addirittura di passare, come suol dirsi, a “miglior vita”. Ma dopo aver dato uno sguardo … Continua a leggere

Fors’ a colp’ jè di t’r’neis’

  Questa poesia ipotizza l’idea secondo la quale il Padreterno, intento a reggere e governare l’Universo, nel momento in cui si sofferma ad osservare ciò che accade sulla Terra, rimane tanto impressionato che ritiene necessario inviare sulla Terra un altro Redentore e, allora…   M’tteim’ ca, p’ccas’, u Padretern’,v’denn tutt’ u sckeif’  d’ stu munn’v’denn’ ca ddò i ccos’ vann … Continua a leggere

La disfida di Barletta

  Jind’ o mill’ e cingh’ciint’,quas’ tutt’ o jerrm’ p’zzint’. Scev’n’ scalz’ i criatour’,nan ng’ stev’n’ i fugnatour’. L’acqua lard’ jind’ e carrat’o a facev’n’ mezz’ a strat’! Nan ng’ stev’n’ i funtan’ ch’ fé bav’ i cristian’ l’acqu’ stav’ solament’ jind’ e puzz’ puzzolent’ca t’ dev’n’ par’ par’preim’ u teif’ e po’ u cular’. I cristian’ c’r’v’ddein’s’ mbriachev’n’ jind’ … Continua a leggere

Quenn’ a Madonn’ v’nav da for’

  Con il dialetto, storia e tradizioni si riaffacciano alla memoria. Questa poesia ricorda quando ai andava ad accogliere l’immagine della Madonna che ogni anno veniva, in processione, dal Santuario in città per l’adorazione del mese di maggio. Una piccola cerimonia che si svolgeva nel breve spazio di un primo mattino. Ma la poesia vuole mettere in particolare evidenza il … Continua a leggere

U sp’tal’

È notoria la situazione degli ospedali in genere e del nostro in particolare. Questa poesia, attraverso la satira, racconta, pres­sappoco, ciò che potrebbe accadere al malcapitato che, per sua sfortuna, è costretto a farsi ricoverare. Accom’ stam’ josc’ cumb’nat’ca sciam’accom’ e pap’r’ sparat’,cu p’ricul’ ca passamì tuttì i ddejd’avè nu colp’, n’incident’o malateje, c’ pour’nan jè a tà personalment’ ,ma … Continua a leggere

U ppan’ d’ na volt’

Per riportarci indietro nel tempo, alla ricerca delle nostre tradizioni, non dobbiamo dimenticare l’impegno, l’amore e la fatica che facevano le donne quando il pane si faceva in casa. Questa poesia descrive, appunto, il ricordo di questo avvenimento per averlo vissuto personalmente e che, ancora adesso, provoca una sensazione di infinita nostalgia. Stanott’, a casa vecch’ m’è sunnat’… a cas’ … Continua a leggere

A pall’ d’Aré

Durante una notte brava, un giovinastro spiritoso si arrampicò sulla statua di Eraclio e gli tolse la palla di pietra che da secoli reggeva nella mano sinistra come simbolo di potenza e di dominio sul mondo. Il gesto inconsulto suonò offesa al potente imperatore, il quale, redivivo, così si lamentò: Preim’ ch’ accummenz’ sta sunat’, v’avveis’ ca sta volt’ m’è … Continua a leggere